Ma quanto è noioso il Paradiso?
24 Luglio 2008
«Ogni volta che penso al Paradiso mi viene la depressione. Preferirei cessare di esistere quando muoio. Non sopporto l’idea di quella noia mortale per tutta l’eternità: librarsi sulle nuvole con nient’altro da fare se non suonare la lira. Non mi suona per nulla meglio dell’inferno. Preferisco il nulla ad un’eternità in un posto del genere».
Queste non sono le parole di un adolescente ribelle, ma di un pastore evangelico americano. Se un pastore ha questa visione deprimente del Paradiso, che dovremmo pensare noi comuni mortali? Forse questo è il motivo per cui molte persone preferiscono l’idea dell’inferno: tutti i loro amici saranno lí, ci si diverte di piú. Persino quando studiamo la Divina Commedia a scuola, l’Inferno sembra più eccitante del Paradiso. Infatti, nel romanzo del 1868 The Gates Ajar di Elizabeth Stuart Phelps, una bambina chiede se, nel caso faccia la brava in paradiso, potrà andare a giocare un po’ all’inferno i sabati pomeriggio.
L’idea del Paradiso come un posto noioso con niente da fare è cosí radicata nella nostra cultura che Lavazza sta facendo spot televisivi con questo tema dal 1993.
Ma da dove viene quest’idea? Sicuramente non dalla Bibbia. La Bibbia parla di una nuova Terra, una nuova città—la nuova Gerusalemme—(Apocalisse 21:1) abitata da persone che hanno un nuovo corpo e che regneranno per sempre (Apocalisse 22:5). Gesù Cristo sarà il sovrano supremo (1 Corinti 15:28) e gli esseri umani redenti dal Suo sangue regneranno su questa nuova Terra. Il capitolo 21 dell’Apocalisse è molto chiaro:
Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c’era piú.
E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
E udii una gran voce dal cielo, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con loro; e essi saranno suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio.
E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà piú la morte né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate». (Apocalisse 21:1-4)
La città era a forma quadrangolare, e la sua lunghezza era uguale alla larghezza; egli misurò la città con la canna, ed era di dodicimila stadi; la sua lunghezza, larghezza e altezza erano uguali.
Misurò anche il muro ed era di centoquarantaquattro cubiti, a misura di uomo, cioè d’angelo.
Il muro era fatto di diaspro; e la città era di oro puro, simile a cristallo trasparente.
Le fondamenta del muro della città erano adorne d’ogni pietra preziosa; il primo fondamento era di diaspro, il secondo di zaffiro, il terzo di calcedonio, il quarto di smeraldo,
il quinto di sardonico, il sesto di sardio, il settimo di crisolito l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undicesimo di giacinto, il dodicesimo di ametista.
E le dodici porte erano dodici perle; ciascuna delle porte era fatta di una sola perla; e la piazza della città era di oro puro, come di cristallo trasparente.
Non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Dio onnipotente e l’Agnello sono il suo tempio.
E la città non ha bisogno del sole né della luna, che risplendano in lei, perché la gloria di Dio la illumina e l’Agnello è il suo luminare.
E le nazioni di quelli che sono salvati cammineranno alla sua luce, e i re della terra porteranno la loro gloria ed onore in lei.
Le sue porte non saranno mai chiuse durante il giorno, perché lí non vi sarà notte alcuna. (Apocalisse 21:16-25)
Il Paradiso non può essere noioso. Se l’immagine che abbiamo del Paradiso è noiosa, il problema è nell’immagine, non nel Paradiso. Luca 6:21 afferma: «Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati, Beati voi, che ora piangete, perché riderete». Perché pensiamo che il Dio che ha creato gioia, amore, gioco, arte, cultura, scienza, musica, e bellezza su questa Terra ce ne priverà in Paradiso?
Se troviamo piacere nel passare una serata in compagnia di amici, a mangiare una pizza od una succosa bistecca ai ferri, a guardare una partita di calcio, o a sdraiarsi sulla spiaggia a mezzanotte e godersi il cielo stellato, che cosa ci fa pensare che Diò ce ne priverà in Paradiso?
Queste esperienze non sono il Paradiso, ma echeggiano delle meraviglie della prima Creazione, e sono un assaggio di ciò che potremo assaporare nel mondo che verrà.
Il vero problema non è che il Paradiso è noioso. Il problema è che ci siamo talmente fatti deprimere dalla meschinità di questa vita terrena che non riusciamo piú ad attribuire la gioia che proviamo di fronte alla prima preghierina del nostro bimbo, ad un buon romanzo, ad un caminetto acceso in una fredda notte invernale al Dio che ha creato tutto ciò. Non pensiamo al piacere spirituale che Dio prova in questi atti, e pensiamo che la spiritualità del Paradiso sia scialba e priva delle gioie terrene che, per qualche motivo, non consideriamo spirituali.
Eppure, Dio stesso ha detto: «Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui?»
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